Ezra Pound | Scuola Pound

“Felice è colui a cui è concesso unire la dispersione del cuore in una cosa sola”
Abate Riccardo da San Vittore
Riccardo da San Vittore, Confucio, la paganità classica, il taoismo, Sant’Anselmo, i Fedeli d’Amore, sono stati i massimi nutrimenti culturali di Ezra Pound.
Questo voluminoso, radioso, eccelso autore, la cui portata d’opera deve essere paragonata agli inni omerici o alla poesia trobadorica, a Dante come ad Eliot, a Shakespeare come agli scaldi medievali di origine scandinava, è la pietra miliare dell’opera poetica nella contemporaneità o nella postmodernità.Intitolare e dedicare una Scuola di poesia a lui significa lanciare un augurio. Di sanità, grandezza, riconoscimento di Stato e Forma.Questo è quello che invoco al suo nume: che i poeti che frequenteranno la scuola a lui dedicata comprendano quanta poca poesia passi solo nelle turbolenze di un cuore minore, quanta di più ne passi nell’intermittenza di un cuore che si sta unificando.L’auspicio che lancio ai poeti corsisti è questa: che l’invocazione dello Stato di Grandezza faccia corrispondere modi e pesi, forme-ritmo e forme-spazio, affinché ogni cosa sia compiuta in sé. Precisa, concisa e senza vanità. Affinché ogni autore, a seconda della dotazione a lui concessa, possa dirsi compiuto.

Michelangelo Zizzi

Ezra Pound è considerato uno dei massimi poeti di tutti i tempi; è stato inoltre saggista, conferenziere e critico letterario. La sua biografia moltiplicata per complessità esistenziali, vicissitudini di ogni tipo, innumerevoli viaggi, contatti di ogni genere, è abnorme.

Diamo qui le linee essenziali sulla sua bibliografia.

In poesia ha pubblicato: A lume spento (1908); A Quinzaine for This Yule (1908); Personae (1909); Exultations (1909); Provença (1910);  Canzoni (1911);  Rispostes (1912);  Lustra (1916); Quia Pauper Amavi (1918); The Fourth Canto (1919); Hugh Selwyn Mauberley (1920); Poems: 1918-21 (1921); A Draft of XVI Cantos (1925); A Draft of the Cantos 17-27 (1928); A Draft of XXX Cantos (1933); Homage to Sextus Propertius (1934); Eleven New Cantos: XXXI-XLI (1934); Cantos LII-LXXI (1940); Cantos LXXII-LXXIII (1944);  Cantos (1917-70); The Pisan Cantos [74-84] (1948); Seventy Cantos (1950);  Section Rock-Drill, 85-95 de los Cantares (1956); Thrones: 96-109 de los Cantares (1959); The Cantos [1-109] (1964); Drafts and Fragments: Cantos CX-CXVII (1968).

Prosa:  Indiscretions (1923).

Saggistica: The Spirit of Romance (1910); “Noh”, or, Accomplishment: a study of the classical stage of Japan (1916); Pavannes and Divisions (1918); Imaginary Letters (1930);  How to Read (1931); A Draft of XXX Cantos (1933);  ABC of Economics (1933); ABC of Reading (1934); Make it New (1934);  Jefferson and/or Mussolini (1936); The Fifth Decade of Cantos (1937); Polite Essays (1937); Culture (1938),What Is Money For? (1940); Carta da visita (1942); L’America, Roosevelt e le Cause della Guerra Presente (1944); Introduzione alla Natura Economica degli U.S.A. (1944);  Lavoro ed usura (1954).

Ha tradotto vari autori, pubblicando: Sonnets and ballate of Guido Cavalcanti (1912); Cathay (1915); Certain noble plays of Japan: from the manuscripts of Ernest Fenollosa (1916); Twelve Dialogues of Fontenelle (1917); Umbra (1920); Antheil and the Treatise on Harmony (1924); Ta hio, the great learning, newly rendered into the American lang (1928); Digest of the Analects, by Confucius (1937); Confucius: the Unwobbling pivot & the Great digest (1947); Confucian analects (1951); Antologia classica (1954);  Traduzioni (1954); Women of Trachis, da Sofocle (1956).

Opere musicali:  Le Testament (1923); Cavalcanti (1933).

Traduzione Zizzi – Nucci

Histrion

NO man hath dared to write this thing as yet,
And yet I know, how that the souls of all men great
At times pass athrough us,
And we are melted into them, and are not
Save reflexions of their souls.
Thus am I Dante for a space and am
One Francois Villon, ballad-lord and thief,
Or am such holy ones I may not write
Lest blasphemy be writ against my name;
This for an instant and the flame is gone.
‘Tis as in midmost us there glows a sphere
Translucent, molten gold, that is the “I”
And into this some form projects itself:
Christus, or John, or eke the Florentine;
And as the clear space is not if a form’s
Imposed thereon,
So cease we from all being for the time,
And these, the Masters of the Soul, live on.

Istrion

Nessun uomo osò scrivere ciò,
eppure, so quanto le anime dei Grandi
talvolta ci attraversino,
e noi siamo sciolti in esse
e null’altro che riflessi delle medesime.
Così per certo tempo sono Dante
ed un tale Francois Villon, il signore delle ballate, il ladro
o sono come alcuni Santi di cui non posso scrivere
senza blasfemia per il mio nome;
tutto ciò che per un istante, poi la fiamma si spegne.
Come nel centro, che è il nostro ‘Io’,
una sfera abbagliasse di fuso oro
trasparente,
dove qualche forma si imprime:
Cristo, Giovanni e anche il Fiorentino;
e come il chiaro spazio non c’è
se una forma s’impone
così I Maestri dell’Anima perdurano
quando cessiamo d’Essere per il tempo.

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