REDAZIONE, 02 MAR – La prospettiva che mira al corpo centrale dell’avvenimento poetico di  Michelangelo Zizzi, in La resistenza dell’impero (LietoColle 2016) é quello  di recuperare quel vissuto depositato nell’angolo più remoto dell’inconscio. E di farlo scavando ininterrottamente in cerca delle orme di molti momenti felici …

Via dei Fori Imperiali, alla sera, s’aprì con la pioggia delle nove/i bovi mugghiavano in rari corni feriali in lontane contrade/che non avremmo raggiunto ormai mai. Forse.//Noi lasciati all’incuria di pochi passi condominiali/non avevamo che pochi reperti/ e neppure un’aguglia recipiente il sole:/solo l’acqua forse delle minimali rogge, o recite d’acqua, brine/che scavano come l’ellissi del desiderio/nel ctonio battere delle cose già morte/o il catino avevamo, vicino al balcone che rintocca/in campane zen per ogni periferica nozione./Lo zero ti rende insussistente se pensi alla materia./Ma quello scroscio, quel pleonasmo che rovescia/ di acque va ingravidando le polveri/e ricorda una vita sotterranea celata sotto l’orma/quel dolente sonante pomeriggio dello splendore/di suoni di trionfo e dei cavalli musicali per zoccoli di vittoria.” 

La vita sotterranea celata sotto l’orma comporta l’incrocio di molti sensi e di infinite direzioni e deviazioni e tutto questo determina la vera ricchezza della poesia di Michelangelo Zizzi.

 

[Libri] La vera ricchezza della poesia di Michelangelo Zizzi