Fucine Letterarie, in collaborazione con LietoColle Libri e con laLibreria Mondadori di Chiarito, presenta Carmi Ricorsivi (LietoColle, 2015) di Stefano Eugenio BonaMartedì 31 Marzo 2015 alle ore 20.00presso la Libreria Mondadori di Chiarito, sita in via Ricciotti n.12/b aMonopoli.

L’azione letteraria sarà curata da Michelangelo Zizzi.

L’autore

Nell’equivoco di una nascita si sostanzia un nome, eppur principio di determinazione fattiva, pulviscolo in combustione dal 12 luglio 1979.

Dal fiume di composta e perenne risoluzione, un secondo parto cartaceo dopo la raccolta Peregrinazioni (Le Mani, 2013), nell’eco dell’unica immersione possibile: terrestrità del Laetus in praesens. Circospezione nella danza che lancia lo scritto come traccia per duplice evoluzione: fissare la Parola nella Vita o la Vita nella Parola.

Un contorno d’anni e armi, uno sfondo nebuloso l’esistenza. Terso il proposito d’un ritorno nel (mentre) d’una torta anabasi. Scampoli, frazioni, illusioni, risoluzioni su carta seguono patti interni e leggi inflessibili da destinarsi a militia inesauribile. Le oasi presenti nel testo rilasciano quiete e ozio, richiamano molte febbri, rossori al cospetto dell’Occhio.

Per chi fosse interessato alle scie deposte in internet, questo è il sito:www.stefanobona.it.

L’opera

[…]

Ché Carmi Ricorsivi è piccolo poema sulla non visibilità. Ma sulla non visibilità delle cose immani, e pur silenti. Ché Carmi Ricorsivi è opera nella quale si entra, ma non si esce facilmente, perché occorre essere addestrati alla non consueta pratica di un rimeditare, purché esso non sia psichico, egoico, ecolalico.

Ché è opera di rara finitudine antimoderna e quindi furtiva, quanto una faina che sbecchi i limiti di una rete dove le galline democratiche sono tenute al riparo d’ogni pericolo.

Ma anche perché è opera sapienziale, forse fin troppo (quando il troppo citato diventa quasi rebus), e perché c’è in Bona l’arroganza di un gesto liminale e pertanto pericoloso, oltraggioso, non pago del visibile e deciso al lancio di dadi d’azzardo oltre la soglia della decenza semantica.

Stefano Bona è infatti, infine, arcaicizzante (certo lessicograficamente, ma certo anche per temi e riferimenti), nostalgico irreparabilmente, devoto ad una conoscenza che nessun semiologo con la testa ficcata nelle logiche dell’epistemologia o nessun filosofo della modernità che riposi sulla storia delle idee (come se ci fosse una storia delle idee!) potrebbero riconoscere.

Sfugge ad ogni lettura, anche fosse pressoché critica; intendo condotta con un criterio di giudizio. […]

A questa opera che pure è un’opera di viaggio e di poesia; e che pertanto sarà letta come un’opera di viaggio e di poesia con ciò che ne consegue: comprensione almeno del fatto funzionale del poemetto stesso: è un’opera di viaggio, allora di movimento, allora di ricerca.

Ma nessuno se ne accontenti.

Pound diceva che il poeta doveva tentare il massimo, l’Epos.

Ed infatti per alcuni versi questo lavoro è epico. Nella resistenza a tutto ciò che è preliminarmente una raccolta di poesia, per esempio. Nella dismisura della materia trattata: poiché non si tratta che di Stato e Ontologia e non d’altro, seppure queste due condizioni massimali e quasi inaccettabili sono date con un dosaggio ‘discreto’, direi quasi contrabbandate attraverso le maschere della storia.

[…]

Quindi è di metastoria e metapolitica, qui, che si tratta. Di una ricerca, che è forse tra le più proprie (nel senso di un istinto che non si elude) ad ogni poeta che si dica tale, che si tratta.

Della verità, si tratta, ma in senso heideggeriano, e non nel senso di un vicino di casa troppo curioso che vuole la verità su ciò che può essere avvenuto durante la giornata.

Carmi Ricorsivi è la copia anastatica quindi ridotta, quindi precipitata, di un’epifania: ciò che non può essere raccontato; il contrario di ogni cronaca.

(Michelangelo Zizzi)