Daniele Semeraro

Daniele Semeraro nasce a Locorotondo nel Maggio del 1977, vive a Martina Franca e lavora ad Alberobello.

Chitarrista autodidatta, grande appassionato di musica e letteratura, si affaccia al mondo della scrittura da cantautore.

Prima di dedicarsi alla prosa, compone brani musicali per sé e per altri. Col tempo, comincia a lasciare sempre più spazio alle sue  attitudini autoriali, più che a quelle performative, preferendo la solitudine dell’atto compositivo alla frenesia dei palchi.

Influenzato dai grandi cantautori italiani, quali De Andrè, De Gregori, Fossati, concentra l’attenzione su temi sociali e politici. Tra gli altri, l’eutanasia, la violenza sui bambini, lo scempio dei rifiuti nel napoletano, l’immigrazione. Da qui pezzi come “La ballata di Welby”, Clochard”, “Fucili”, “Gli occhi di un bambino”.

La propensione a toccare problematiche legate all’inquietudine dell’animo umano, invece, deriva dall’ascolto e dall’amore nei confronti di artisti italiani come Vasco Rossi, Tenco e Battisti, nonché stranieri del calibro di Lou Reed, Jim Morrison, Neil Young, Cohen e tanti altri. Le vicende della vita, le perdite dolorose ed una profonda visione del mondo e della spiritualità umana fanno il resto. Questi temi compaiono in brani come “21 grammi”, “L’equilibrio”, “L’ultimo pensiero”.

Pezzi ironici e taglienti come “Cosa direbbe Gianna”, poi, non fanno altro che seguire le orme di mostri sacri quali Gaber, Jannacci e Rino Gataeno, per cui l’autore nutre incondizionata stima ed un attaccamento viscerale.

Il 2008 è l’anno della svolta artistica.

Le svariate letture e la ricerca di una forma di espressione più matura e completa, sfociano in maniera del tutto naturale nella stesura di un primo lavoro in prosa, autoprodotto, dal titolo “Il cielo non è inutile”, romanzo di formazione essenzialmente autobiografico.

Il secondo romanzo, “Il punto di vista di Dio”, è sempre autoprodotto. In esso, molti dei temi trattati appaiono come una sorta di approfondimento delle problematiche affrontate nel precedente percorso musicale. Il lavoro rappresenta, se vogliamo, una sorta di presa di coscienza, un passaggio, forse definitivo, dalla musica alla letteratura.

L’incontro con il poeta e scrittore Michelangelo Zizzi segna il passo definitivo di questa maturazione.

I corsi di scrittura e la crescente vena creativa aprono le porte alla prima pubblicazione ufficiale, “Scrivere polvere”, con cui l’autore si presenta sulla scena del difficile mondo letterario.

Scrivere Polvere

Potevo percepire in quel silenzio surreale la violenza della memoria, che con un improvviso urlo disumano, mi riportava le voci degli avi ed il loro monito centenario, le urla delle donne ed i loro eterni disincanti, le grida dei bambini e le loro intime paure. Udivo innumerevoli gli abbandoni, i vigliacchi tradimenti, le offese, le triviali vendette, le superstizioni ottuse, tutte voci che nella mia mente risuonavano come un semplice ed inevitabile richiamo alla normalità, un richiamo che puntualmente disattendevo e ripudiavo come avevo ripudiato mia madre, la mia vita, consacrata ormai alla dannazione, al girovagare nella polvere.

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