D. L.: Come e perché è nata l’idea di questa antologia?

M. Z.: L’idea è stata di Michelangelo Camelliti, editore da sempre attento alle linee poetiche, anche meridionali; LietoColle è da considerarsi casa editrice di primissimo rilievo, se si avvale dell’apporto critico di autori come Loi o Cucchi e se da quest’anno pubblicherà l’Almanacco dello Specchio, annuario già mondadoriano. La proposta di fare una ricognizione storico-geografica e critica sulla poesia pugliese l’accolsi con entusiasmo, sia perché volevo mettere in evidenza il livello molto alto di alcuni autori pugliesi e sia perché mi premeva sprovincializzare la Puglia da alcuni atteggiamenti di clausura e autoreferenzialità, quali frequentemente si incontrano in micro-accademie e cenacoli.

 

D. L.: Che cosa è cambiato, in ambito letterario pugliese, negli ultimi cento anni?

M. Z.: È cambiato quello che ha anche riguardato il resto d’Italia; anche nella nostra regione, seppur tardivamente, sono giunte le onde di riflusso delle avanguardie nazionali. È cambiata la modalità della lingua, almeno per alcuni autori. Del resto, in poesia l’unica cosa che può cambiare si situa a livello lessicografico e di registro stilistico. Spero cambino anche i processi di ricezione critica: è molto triste constatare che nelle università ci si occupi solo di poeti morti. Ricordo, per esempio, un docente dell’ateneo salentino che concesse tesi su Carmelo Bene solo dopo l’exitus dello stesso maestro.

D. L.: Chi sono i poeti oggi? E in Puglia ce ne sono di giovani?

M. Z.: I poeti oggi sono forse i più straordinari tra gli scrittori; intendo dire che se il prosatore ci dà delle storie, il poeta ci restituisce essenze, stati di Essere: quanto di più inattuale, antimoderno e sublime si possa chiedere all’arte. Certo si legge poca poesia di contro alla quantità degli scriventi e questo è un peccato. Per fortuna la Puglia possiede un’eccellenza lussureggiante di poeti, anche colti e consapevoli e soprattutto giovani. Per riferirci al solo Salento, vorrei ricordare almeno Seclì, Giorgino, Pagano, Petrelli, Schiavoni, Leo.

D. L.: Ha dovuto scegliere solo quattordici autori, come ha fatto?

M. Z.: Nel saggio sono in realtà citati quasi settecento autori; quattordici sono stati monografati e una quarantina sono entrati nella sezione antologica. I quattordici monografati sono stati scelti con un criterio valoriale e storico; sono autori dai quali non si può prescindere: ci sono, tra gli altri, i grandi maestri come Bodini, Comi e Carrieri; i giovani dalla vita interrotta ma dal certo complesso stilematico e semantico, come Verri e Ruggeri; quelli come Mansueto, dall’altissimo livello tecnico; Goffredo e Curci, apprezzati a livello nazionale; e i più giovani Saracino e Mastropasqua, destinati al successo letterario e critico.

D. L.: C’è ancora voglia di letteratura e di versi poetici? Perché?

M. Z.: Il mio sogno è che i libri di poesia diventino best seller, che si possano trovare ai primi posti delle classifiche librerie. Esiste tuttavia una figura di poeta  “sfigato” che non sa leggere gli altri poeti. Vorrei che questo non accadesse più. Credo che un saggio come questo guidi alla comprensione effettiva, stilista e valoriale, di che cos’è la poesia oggi, di cos’è la linea Borbonico-Orfica che interessa la produzione meridionale e pugliese in particolare. Scrivere, ma anche leggere poesia, è come essere in amore.