Consulenza Filosofica

La consulenza filosofica è una disciplina antichissima, riconosciuta come una delle peculiarità del fare filosofia. È da considerarsi come un vero e proprio atto terapeutico, con l’esclusione di casi psicotici conclamati. A differenza delle psicoterapie (le quali ritengono di agire su un soggetto invisibile, e in qualche modo “irreale”, chiamato psiche), la consulenza filosofica riconosce nel soggetto una identità che deve essere riportata all’unità.

Lo stesso concetto di “psiche” è per il consulente filosofico un non sense, un oggetto degenerato, scoria di un processo invece spirituale e di anima.

L’identità soggettiva (nell’unità di corpo, anima e spirito) è l’oggetto di ogni consulenza filosofica. Infatti, la consulenza filosofica è un modo di azione che avviene oltre gli interstizi psicologici di una personalità, finalizzato a risolvere le pieghe di ambivalenza emotiva.

Il fine fondamentale è dare voce a identità non costruite su palafitte di opinione, ma fondate sulla presa di coscienza dell’unicum di corporeità ed elementi spirituali. Il medesimo dialogo di matrice socratica che in-forma la consulenza è usato come pretesto, e in chiave antimoderna, al fine di far rilevare le potenzialità di essere e agire del consultato.

La consulenza filosofica permette, pertanto, di migliorare la stima e l’affermazione di sé attraverso il potenziamento delle performance agonistiche, intellettuali e relazionali del consultato.

È disciplina che trova applicazione per problematiche di orientamento spirituale, elaborazione del lutto, crisi relazionali e amorose, disturbi alimentari, crisi identitarie, orientamento professionale, disturbi del linguaggio, crisi adolescenziali e disturbi della crescita, disturbi d’ansia, insonnia, attacchi di panico, orientamento sessuale.

1. La consulenza filosofica ad personam

È un percorso di durata variabile, che, previo colloquio, il consulente stabilisce con il consultato per raggiungere la risoluzione pratica del problema in oggetto.

Si divide in due fasi.

La fase conoscitiva, nella quale il consultato si racconta in tutti i suoi aspetti, cominciando a sciogliere i nodi della sua personalità e mettendo in evidenza empasse e qualità.

La fase di azione, nella quale il consulente, come un motivatore identitario, avendo constatato i punti di pregio e di difetto del consultato, lo indirizza alle vie di soluzione del/i suo/i problema/i. In questo modo si consente il rafforzamento di identità e abilità, nonché la soluzione di problemi che precedentemente sembravano insormontabili.

La consulenza filosofica, a differenza delle psicoterapie, non ha setting (può farsi, per esempio, passeggiando come i filosofi della Grecia antica) e si basa su un’empatia di tipo attivo.

2. La consulenza filosofica di gruppo

A metà strada tra la performance teatrale e la maieutica socratica (ossia la capacità di trarre da sé le migliori qualità), la consulenza filosofica di gruppo è efficace strumento per affinare le proprie capacità attraverso un confronto con gli altri, mai demagogico e banale, bensì fruttuoso ed effettivamente relazionale. Anche in questo caso si tratta di uno strumento ben più imponente dello psicodramma (ossia la teatralizzazione di gruppo inventata dalla psicoterapia). La consulenza filosofica di gruppo si realizza in un modo semplice: si dà un tema e lo si sviluppa attraverso l’interazione soggettiva prodotta dal gruppo, dal conduttore e dagli eventuali attori. Il risultato finale è un evidente aumento di consapevolezza e di orientamento identitario. Esempi di consulenza filosofica di gruppo sono l’Aperitivo filosofico e la Cena filosofica e il Corso di Eros Creativo.

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