Antonella Chionna

Antonella Chionna (Taranto, 20 Novembre1990) è musicista e cantante; svolge attività concertistica con diverse formazioni; laureata in Musica jazz, ha la possibilità di formarsi in Italia e all’estero con docenti di fama internazionale. Nel 2012 pubblica “Epifanie baritonali”, edito da Lupo Editore. Nel 2013 pubblica “Adiafora”, il suo primo lavoro discografico, edito da Dodicilune Edizioni Discografiche & Musicali.

Il suo sito è www.antonellachionna.com.

Poghenos (LietoColle, 2014)

[…] Poghenos è poema genetico, genomico, incomprensibile nella sua conduzione a meno di ripensare la nascita come morte e l’azione di vita, come un più che la vita medesima. Cose che fuoriescono con consistenza, grandezza, nella Chionna, cose che confluiscono nella periferia del poemetto che ha per luoghi estremi e di confine, appunto, ‘forma’ e ‘informe’.

[…] Ogni poeta che si rispetti presenta un Epos, a volte accennato, a volte imponente e formato. Un Epos della morte, ma anche un Epos della vita. I poeti anche minimalisti vivono l’Epos come oggetto, seppur oggetto evitato allo sguardo; ha ragione Blanchot: non si può vedere negli occhi l’opera d’arte, perché è come l’amore impossibile.

La grandezza letteraria della Chionna, resta, oltretutto e a nostro avviso, nel centrare in una sorta di minimalismo/massimalista questo aspetto. Del resto Poghenos è poemetto del dolore del vivere, ma anche dell’accettazione fatale della propria forma. Opera possente del rifiuto dell’essere nati, dell’accettazione glorificante dell’essere nati. Per questo è anche opera di felicità, riuscita e potente.

Questa è l’opera che auspica l’informità come stato della felicità (pre-nascita; elusività rispetto al mondo esterno; rifiuto di conformismi tramandati), ma che anche si rende alla forma: cristallo, condizione e fato. Poesia, quindi, che assolve all’imperativo categorico della ricerca, dell’essere tecnici quanto dell’essere innamorati.

[…] Poghenos è nei suoi effetti e risultati poetici un ossimoro, ma un ossimoro risolto dalla parte di una passione ghiacciata. Non lontano dalla vera passione che uccide per troppo amore, quella che bilancia odio e amore, come un’unica cosa insondabile, qualcosa che sta al fondo di ogni pozzo del ripensare, sentire poetico. Quasi ora Pessoa: (cit).

Antonella Chionna che è anche musicista e cantante di spessore (e che quindi conosce altre collateralità artistiche temprate a linguaggi non comuni) è già capace di questo. Capace dico, di ricreare un’algebra di forme non ordinarie, che però funzionano come all’interno di un’algebra. Vi leggo, ovviamente, la matematica di Valery, l’azzardo di Mallarmè; un certo senso di grandezza poundiana; e nella nostra tradizione dei passaggi somiglianti all’indimenticabile Claudia Ruggeri, per quel che concerne il ruggente senso di appartenenza poetica ed esistenziale, come anche delle asciuttezze di scrittura e dei confinamenti del senso che l’avvicinano a maestri come Saba, Cucchi e Buffoni. Perché la poetessa ha linguaggio controllato, seppur affilato, sgualcente.

A 23 anni, Antonella Chionna, che ha anche altra pubblicazione con Lupo Editore (‘Epifanie baritonali’) è già notevole nel nostro panorama.

Se vorrà, se continuerà a fiutare, perseguire, sarà uno dei migliori poeti della nostra nazione (scusate la minuscola).

 (dalla prefazione di Michelangelo Zizzi; immagine di copertina a cura di Rocco Carnevale)

Nessun commento presente.

Nessun trackback